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Nativi Digitali? Non esistono !

Il termine viene coniato da Marc Prensky, uno scrittore americano che viene ricordato principalmente per aver utilizzato per la prima volta questo termine in un articolo del 2001 dal titolo, appunto, “Digital Natives, Digital Immigrants” che potete leggere QUI nella sua versione originale. Riassumendolo, Prensky dice che non possiamo pretendere di insegnare ad una generazione che è nata quando già esistevano Internet, i computer ed i cellulari, utilizzando gli stessi metodi del secolo scorso, poiché il loro modo di apprendere è stato modificato dal contesto nel quale vivono.

[…] the most useful designation I have found for them is Digital Natives. Our students today are all “native speakers” of the digital language of computers, video games and the Internet. So what does that make the rest of us? Those of us who were not born into the digital world but have, at some later point in our lives, become fascinated by and adopted many or most aspects of the new technology are, and always will be compared to them, Digital Immigrants.

La definizione di Nativo Digitale però sembra aver perso ogni relazione con l’articolo in questione. Vuoi perché molti adulti non hanno un rapporto felice con pc et similia, vuoi perché purtroppo in molti si riempiono la bocca di termini solo perché di moda, alla fine capita di sentire delle cose che lasciano quantomeno perplessi. Penso di non contraddire Prensky quando affermo che, no, un bambino nativo digitale non è un hacker semplicemente perché nella carta d’identità ha qualche anno in meno di voi. E soprattutto: no, i bambini non imparano semplicemente perché gli mettete un iPad in mano, anche perché è molto probabile che non sappiano neanche come funziona davvero quell’iPad.

Smettiamola di dare per scontato che i giovani sappiano come relazionarsi con la tecnologia e come usarla correttamente: non è così! Provate ad entrare in una classe di una scuola media e chiedere come funziona una ricerca su Google: difficilmente userete una seconda mano per contare coloro che vi daranno una risposta corretta. Proprio ieri un alunno mi suggeriva di usare Firefox come motore di ricerca. Firefox!? Non è raro che alla domanda “Cos’è Internet?” qualcuno vi risponda serio serio “Facebook!”. Potrebbe anche accadervi che un ragazzino vi si avvicini confidandovi che ha installato iOS 7 sul suo Galaxy (a me è successo), salvo poi scoprire che l’unica cosa che aveva installato era un tema che ne imitava (male) la grafica.

Certo, molto dipende dal contesto sociale nel quale ognuno di noi si trova. Come suggerisce Marco Albanese:

“Mia figlia maneggia telecomandi, tastiere e cellulari solo perché ne è circondata. Se la mia famiglia vivesse sull’isola di Chiloé, probabilmente sarebbe abilissima con le reti da pesca. E’ il contesto il motore delle abilità, non l’innata predisposizione. Non ci sono controprove del fatto che un australopiteco o un neandertaliano, dopo un po’ di pratica, non sarebbero stati in grado di far scorrere le foto, con le dita, sul display di uno smartphone touch screen”.

La cosa peggiore di questa moda dei Nativi Digitali è che piano piano stiamo dando per scontate delle cose che rischiano di lasciare alla deriva un’intera generazione. Gianni Marconato ha giustamente scritto:

Non solo il nativo digitale non esiste (ne è mai esistito) ma l’uso a-critico e a-riflessivo del termine ha generato un dannoso stereotipo che ha ingabbiato i giovani con etichette inutili ed esonerato noi educatori e genitori dall’ascolto autentico e dalla comprensione delle caratteristiche distintive di questa generazione.

Se continuiamo a pensare che i ragazzi sappiano muoversi nel mare magnum della Rete come veloci delfini, senza che nessuno di noi muova un dito per insegnargli cosa voglia dire usare correttamente questi mezzi, non faremo altro che condannarli ad affondare inesorabilmente. Fenomeni come il cyberbullismo, la totale mancanza del concetto di web reputation, la privacy che diventa sempre più inconsistente sono un vero e proprio segnale di allarme. I bambini ed i giovani hanno bisogno di essere guidati. Ecco perché è fondamentale lavorare anche sul concetto di digital citizenship, la cittadinanza digitale: esprimere se stessi attraverso la Rete, rispettando gli altri, usando i mezzi a disposizione in maniera consapevole e critica.

Quindi, per favore, la prossima volta che sentite qualcuno inizia una frase con “I Nativi Digitali…” fategli sommessamente notare che non esistono, ma che c’è una generazione che non ha bisogno di essere ingabbiata in una definizione, ma che deve essere educata e che noi siamo qui proprio per questo.

Alessandro Bencivenni, 34 anni, toscano, docente di lingue straniere, blogger, formatore in Education Technology e Cittadinanza Digitale.

da ProfDigitale.com


Molti conoscono il Software Libero e/o Open Source ma pochi lo usano perchè …

Lettera Aperta sulla Cittadinanza Digitale

Questo testo era nascosto da qualche parte, e oggi è venuto fuori quasi di getto, senza una specifica ragione, perché la mia pazienza nei confronti di tutti coloro a cui è rivolta la lettera è finita, ed è arrivato il momento di parlare chiaro.

Scrivo a te, Matteo Renzi, perché sei a capo di un governo che dovrebbe dare indicazioni di indirizzo tali da creare i cittadini digitali di oggi e – soprattutto – di domani, ma nella realtà non fai altro che perpetuare le posizioni “novecentesche” di chi ti ha preceduto, perché non hai la competenza per capire che siamo entrati nell’era digitale del terzo millennio, e non sei in grado di individuare qualcuno capace di aiutarti in questo percorso.

Scrivo a te, Agenzia per l’Italia Digitale, perché non solo non aiuti il governo a redarre le indicazioni di indirizzo in modo corretto, ma quando lo fai – come nel caso dell’Articolo 68 del Codice dell’Amministrazione Digitale – sei la prima a non rispettare le regole contenute nei documenti che hai contribuito a redarre, e a utilizzare formati non standard come quelli di Microsoft Office, invece di dare il buon esempio e usare Open Document Format (il formato standard e aperto).

Scrivo a te, Microsoft, perché continui a fare innovazione assumendo avvocati e lobbisti, per difendere le posizioni “novecentesche” che ti hanno permesso – con la complicità dei politici – di creare un impero che condiziona non solo le scelte economiche, perché questo sarebbe il meno, ma le scelte culturali dei cittadini, per tenerli ancorati al passato invece che proiettarli verso il futuro, e proteggere solo i tuoi interessi economici.

Scrivo a te, IBM, e insieme a te alle aziende e agli individui che si riempiono la bocca con il termine open source, perché non conoscete il software libero e quindi temete – o meglio detestate – quella comunità che rappresenta il punto di forza del software libero, in quanto mette sul tavolo – condividendo le proprie conoscenze in modo trasparente – quella forza straripante dell’intelligenza condivisa che è l’unico strumento di innovazione del terzo millennio.

Scrivo a te, oscuro funzionario della Corte dei Conti, che invece di vegliare sul rispetto delle leggi da parte degli enti della pubblica amministrazione, sei stato il primo a infrangerle, chiedendo agli enti di usare per il proprio bilancio un formato proprietario dei documenti il cui uso è vietato dagli Articoli 52 e 68 del Codice dell’Amministrazione Digitale, per cui ti sei reso colpevole di quel danno erariale che tu stesso dovresti comminare: e se è lo stesso controllore a ignorare la legge, come possiamo biasimare il controllato?

Scrivo a te, imprenditore italiano che fornisci software proprietario alla pubblica amministrazione, perché – nel tuo incommensurabile provincialismo – hai la faccia tosta di continuare a difendere le tue scelte discutibili, in quanto hai usato Internet Explorer e/o RTF su indicazione di Microsoft, dimostrando una preoccupante incompetenza in funzione della tua posizione, invece di abbracciare quell’universo di software e di formati standard e aperti che rappresenta il futuro e spalanca la strada dell’interoperabilità e dell’innovazione.

Scrivo a te, dirigente scolastico, perché accetti in modo acritico la sponsorizzazione della tua associazione da parte di Microsoft, facendo finta che si tratti di un supporto logistico e non di un elemento della strategia “embrace extend extinguish” (abbraccia allarga annichilisci), e quindi abdichi al tuo prezioso ruolo istituzionale per diventare uno strumento nelle mani di chi va contro gli stessi interessi che tu dovresti rappresentare (e persino difendere).

Scrivo a te, funzionario della pubblica amministrazione, perché nella maggior parte dei casi ti nascondi dietro alla comoda posizione del “fanno tutti così” senza nemmeno chiederti se fare così ha ancora senso, per la qualità del tuo lavoro, e per la trasparenza nei confronti di quei cittadini che pagano il tuo stipendio, e hanno il diritto di chiederti delle scelte che proteggano non solo il tuo posto di lavoro, ma anche l’accessibilità e l’interoperabilità dei contenuti per le generazioni attuali e per quelle future.

E infine, scrivo a te, cittadino italiano, che ti accontenti delle spiegazioni che ricevi – direttamente o indirettamente – da quelli che sono pagati per venderti dei prodotti – personal computer, sistemi operativi e programmi – che perpetuano la tua dipendenza dalle grandi multinazionali, invece che esercitare il tuo sacrosanto diritto alla libertà attraverso lo studio delle alternative disponibili sul mercato, per effettuare una scelta consapevole.

E’ difficile fare un parallelo per descrivere questa situazione, perché in qualsiasi altro mercato esiste una pluralità di opzioni che permette agli individui di fare una scelta – pur influenzata dalla pubblicità – sulla base delle proprie preferenze e delle proprie possibilità economiche. In questo caso, tutti fanno finta che ci sia una sola soluzione, un po’ per convenienza e un po’ per ignoranza, come se si trattasse di un fatto del tutto normale.

In qualsiasi altro mercato, le istituzioni hanno difeso i cittadini nei confronti di quelle organizzazioni che – indipendentemente dalla loto natura – andavano contro gli interessi della comunità, e a vantaggio esclusivamente dei propri. Purtroppo, il mondo delle tecnologie dell’informazione, nonostante la sua enorme importanza strategica, soprattutto per la formazione delle nuove generazioni di cittadini, rappresenta una “sorprendente” eccezione.

In questo momento, invidio i cittadini britannici, perché il loro governo ha avuto il coraggio di prendere una decisione importante, che risolve in modo unilaterale – di fronte a una situazione simile a quella italiana – la maggior parte dei problemi, scegliendo il formato standard dei documenti ODF, e di conseguenza offrendo agli utenti quella libertà che gli utenti stessi non erano in grado di conquistare in modo autonomo. E invidio i cittadini francesi, perché il loro governo sta intraprendendo un percorso simile, che porterà – auspicabilmente – allo stesso risultato nel corso dei prossimi mesi.

E invidio il fatto che il governo inglese abbia avuto la lungimiranza di andare a cercare gli esperti di formati standard e aperti in ogni parte del mondo, non tanto perché ha interpellato anche il sottoscritto – che è esperto solo perché studia e approfondisce quello che non conosce – ma perché ha compreso che l’innovazione si può fare solo con la condivisione della conoscenza, a tutti i livelli, e senza falsi confini.

Rispettosamente, ma non troppo, Italo Vignoli,
Presidente Onorario, Associazione LibreItalia ONLUS

Questo documento viene rilasciato con licenza CC0 (Creative Commons Zero), per favorirne la diffusione a tutti i livelli e in tutti gli ambiti.


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Windows8 uno spyware ?

Category : News

La Cina migrerà completamente a Linux entro il 2020. Ad annunciarlo è stato lo stesso Governo Cinese che ha pubblicato il piano di migrazione che porterà la terra del Dragone Rosso a sostare tutti suoi sistemi informatici a Linux. La notizia, già nell’aria da tempo, arriva dopo le dure parole del Governo Cinese che aveva definito Windows 8 uno spyware al punto da vietarne, lo scorso maggio, l’installazione sui computer ad uso governativo.
La versione di Linux che verrà utilizzata sarà molto probabilmente Ubuntu Kylin, la derivata di Ubuntu realizzata in collaborazione con il CSPI ovvero il China Software and Integrated Chip Promotions Centre (che fa parte del Ministero Cinese dell’Industria e dell’Information Technology).
Il piano di migrazione è stato ribattezzato de-Microsofting dal professor Ni Guangnan (professore dell’Accademia Cinese di Ingegneri) che ha realizzato il piano di migrazione approvato dal Governo. Il piano prevede la migrazione a Linux di tutti i server governativi, mainframe e singole macchine.
L’ambizioso piano prevede un tasso di migrazione del 15% l’anno in modo da completarsi completamente entro il 2020.
Questa fa da eco a quanto annunciato dal Governo della Corea del Sud che ha recentemente annunciato la migrazione al software open source entro il 2020.
Un oriente in fermento che non vede l’ora di distaccarsi dai sistemi operativi chiusi occidentali e si rifugia nei sistemi operativi Linux.

 

 

http://www.marcosbox.org/2014/11/la-cina-migrera-linux-entro-il-2020.html


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Libre Office disponibile su Android!

Category : News

L’articolo è in inglese!

RollApp has just announced the availability of LibreOffice on Amazon Kindle Fire and other Android tablets. Applications running thanks to RollApp virtualization technology can be accessed at http://www.rollapp.com/libreoffice! Storage is provided through seamless integration with Google Drive and Dropbox.

If you use of an Amazon Kindle Fire, you can get the LibreOffice applications directly from the Amazon App Store. On other Android tablets you can launch the apps in a browser via http://www.rollapp.com/libreoffice. Yet, the best way to use the apps is to install them on your device.

Here is how to do that in four easy steps:
1. Go to https://www.rollapp.com and choose the app you like (for example, LibreOffice Writer).
2. Tap the “Add to Home Screen” button under the app’s icon.
3. Tap the menu icon in Chrome toolbar, and choose the “Add to Home Screen” menu item.
4. Confirm the title by clicking “Add”, and voila! The app is installed and is just one tap away.

“We’re thrilled to introduce LibreOffice suite on Android and bring it to Amazon customers, giving them a better way to work with their documents. The apps for Kindle Fire and other Android tablets on RollApp are available with all of the features users have come to love on their desktop computers”, said Vlad Pavlov, RollApp Founder and CEO.

LibreOffice is growing on every platform, as the numbers confirm: in fact, in addition to 100% of Linux users there is a growing number of Windows and MacOS users pinging for software updates (80 millions, and counting). RollApp announcement complements TDF tender for a native Android editor, to be released in early 2015. Similar announcements are expected for the end of October.


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Solo chi usa Linux potrà… assumere

Category : News

Solo chi usa Linux potrà… assumere.

E’ andato in prima lettura in commissione al Senato il 3 Settembre l’allegato disegno di legge del Governo a firma Renzi-Padoan.

Ecco il link. Vi allego il PDF per comodità, potete leggere solo la prima pagina all’art.1 colonna di destra.
Dopo 4 mesi dall’entrata in vigore, solo le pubbliche amministrazioni che incontrino tutti i requisiti del CAD, cito solo dematerializzazione, SPID e SOFTWARE LIBERO, potranno ancora bandire concorsi e fare assunzioni…

Vero è che il governo Renzi potrebbe cadere domattina, ma dovendo fare 20Miliardi di euro di tagli, chiunque venga al governo, fra tagliare i dipendenti e tagliare Windows, non credo ci sia possibilità di scegliere.

Il governo Inglese ha già fatto così, risparmiando 3 Miliardi l’anno di Sterline. In Inghilterra è obbligatorio usare formati e software libero dallo scorso Luglio.
Nel momento in cui TUTTI DEVONO usare, ad esempio, LibreOffice, non esistono più problemi di compatibilità e di formato.

Molti enti non sono messi male, chi mi ha dato ascolto sa che in circa 6 mesi potremmo avere i requisiti.
In tutto ciò, per chi non ha ancora conosciuto Richard Stallman, sarà mio ospite a Trapani dal 22 al 28 Settembre, e bazzicheremo San Vito per quasi tutto il CoucCous Fest. Potremmo vederci lì. Oppure, Sabato allo speech del 27 Settembre all’ Itis Leonardo Da Vinci di Trapani (con il patrocinio dell’Ufficio Scolastico Regionale), visto che vi siete perso quello del 29 Marzo all’aula magna di Ingegneria.

Arriverà in Sicilia dopo che Torino si è autoproclamata “Capitale del Software Libero”  con TUTTO il comune di Torino che ha deliberato la migrazione TOTALE a Linux.

Non vi faccio l’elenco estivo, ASP di Viterbo, province e comuni vari che migrano TOTALMENTE a Linux, la querelle del povero comune di Napoli, condannato a pagare 700.000 Euro per licenze false windows fornitegli da una ditta…

Giusto per somiglianza, Stallman dopo Torino sbarcherà a Marsala (aereoporto di Birgi) partendo da Genova!!! (Quartum milium dal centro di Genova) e credo di riuscire a farlo affacciare dal balcone di Erice da cui Garibaldi proclamò l’annessione della Sicilia, è casa di mia zia…

Altrimenti Torino, di cosa sarà capitale, senza il regno delle 2 Sicilie da annettere?

Ciao a tutti,
Vincenzo Virgilio


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Libre Italia Italo Vignoli al Liceo Manzoni

LINUX – DAY 24 SETTEMBRE LICEO MANZONI CASERTA

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