12 DICEMBRE ORE 16:00 “Caffe Digitale – Installation Party”

INVITO A TUTTI I GENITORI ED ALUNNI

Sabato 12 dicembre, al Liceo Manzoni di Caserta, via A. De Gasperi Caserta, a partire dalle ore 16, chiunque voglia potrà portare il suo computer per migrare a GNU/Linux, il sistema operativo che può sostituire o affiancarsi ai più celebri Windows e MacOS. La partecipazione all’evento e l’installazione del nuovo sistema, in sostituzione o parallelamente a quello preesistente, è assolutamente gratuita. Anche chi dovesse sentirsi non ancora pronto per la “migrazione” potrà partecipare e reperire tutte le informazioni di cui abbisogna per quanto relativo al software proposto o almeno installare LibreOffice la suite libera per Ufficio liberamente scaricabile che gira su tutte le piattaforme Windows, MacOS, GNU/Linux e che gestisce pienamente tutti i tipi formati di file OpenData e non. Sarà attiva una postazione dimostrativa della PirateBox un sistema di BYOD per la didattica con un laboratorio in classe.

Il Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD) è stato ideato  nella profonda convinzione che l’ambiente Scuola non può rimanere tagliato fuori dalla innovazione digitale che connota la società attuale ma, al contrario, può e deve farsi promotore, da protagonista, del cambiamento. Il Piano nasce con uno slogan: “Il laboratorio in classe e non la classe in laboratorio –  Una strategia –  tante azioni”.
Il PNSD si propone dunque l’ambizioso obiettivo di modificare gli ambienti di apprendimento per rendere l’offerta educativa e formativa coerente con i cambiamenti della società della conoscenza e con le esigenze e con i ritmi del mondo contemporaneo. Pur non sottovalutando il rischio dell’insorgere di criticità,  la grande opportunità che abbiamo è darsi la possibilità di non subire questo processo di cambiamento, ma di governarlo. Il MIUR può svolgere un ruolo cruciale nel ridurre la distanza tra le istituzioni e la società avviando percorsi di innovazione sostenibile.

 Liceo Manzoni Caserta – LUGManzoni – LUGCaserta


Impariamo Calibre e gli E-book “i PDF non sono E-book” !

Il pericolo degli Ebook
In un’epoca in cui le imprese dominano i nostri governi e scrivono le nostre leggi, ogni avanzamento tecnologico e le offerte della economia danno la possibilità di imporre nuove restrizioni sulla libertà degli utenti. Tecnologie che avrebbe potuto potere noi sono abituati a catena noi invece.
Con libri stampati,
• È possibile acquistarne uno in contanti, in forma anonima.
• Poi si è posseduta.
• Non sono tenuti a firmare una licenza che limita l’utilizzo di esso.
• Il formato è noto, e nessuna tecnologia proprietaria è necessaria per leggere il libro.
• Si può dare, prestare o vendere il libro a un altro.
• È possibile, fisicamente, scansione e copia del libro, ed è talvolta lecito sotto copyright.
• Nessuno ha il potere di distruggere il tuo libro.


Contra
riamente a quello che fa Amazon con ebooks (abbastanza tipico):
Amazon richiede agli utenti di identificare se stessi per ottenere un ebook.
In alcuni paesi, tra cui gli Stati Uniti, Amazon dice che l’utente non può possedere l’ebook.
Amazon richiede all’utente di accettare una licenza restrittiva sull’uso degli ebook.
Il formato è segreto, e solo per l’uso di proprietà di limitazione software in grado di leggere a tutti.
Un surrogato di “prestito” è consentito per alcuni libri, per un periodo di tempo limitato, ma solo
specificando nome da un altro utente del sistema stesso. Non dare o vendere.
Per copiare l’ebook è impossibile a causa Digital Restrictions Management nel lettore.
e vietato dalla licenza, che è più restrittivo di copyright.

Amazon può cancellare in remoto l’ebook con una “backdoor”. Ha usato questa “backdoor” già nel 2009 per eliminare migliaia di copie di 1984 di George Orwell. Anche una di queste infrazioni rende questi ebooks un passo indietro dai libri stampati. Noi dobbiamo rifiutare gli ebooks che danneggiano la nostra libertà. Le società ebook dire negare le nostre libertà tradizionali, è necessario continuare a pagare
autori. Il sistema di copyright corrente supporta le aziende profumatamente, e la maggior parte autori male. Siamo in grado di supportare gli autori meglio in altri modi che non richiedono limitare la nostra libertà, e anche legalizzare la condivisione.

Due metodi che ho suggerito sono:

Per distribuire i fondi fiscali agli autori in base alla radice cubica di popolarità di ciascun autore.
(Vedi http://stallman.org/articles/internet-sharing-license.en.html .)

Per progettare i giocatori in modo che gli utenti possono inviare i pagamenti autori anonimi volontari.
Ebooks non c’è bisogno di attaccare la nostra libertà (Progetto Gutenberg ebooks non lo fanno), ma lo faranno se le società a decidere.

Tocca a noi fermarli.
Unisciti alla nostra causa: iscriversi a
http://DefectiveByDesign.org/ebooks.html
URL di questo volantino: http://stallman.org/articles/ebooks.pdf
Copyright 2011, 2012 Richard Stallman
Rilasciato sotto Creative Commons Attribution 3.0.

Se vuoi saperne di più


BYOD come e perchè

B.Y.O.D. è l’acronimo di Bring Your Own Device, ovvero “porta il tuo dispositivo” ovvero tablet, smartphone, notebook, etc. Il BYOD è nato in ambito aziendale, ed è tutt’oggi una tendenza molto in voga; ci sono addirittura degli studi che affermano che entro i prossimi tre anni quasi il 40% delle aziende non fornirà più dispositivi tecnologici ai propri dipendenti. Il motivo è presto detto: risparmio. Perché comprare centinaia di iPhone se i dipendenti ne hanno già uno? Riduzione dei costi e personale felice di poter continuare ad usare un oggetto tecnologico che già conoscono e padroneggiano; questi sono i punti di forza in ambito aziendale.

Anche a scuola, soprattutto nei paesi del nord Europa e negli Stati Uniti, il BYOD sta riscuotendo sempre più successo, e le motivazioni non si discostano troppo da quelle che hanno portato le aziende a dire di sì ai propri dipendenti. In un momento storico in cui le scuole hanno un budget sempre più risicato, soluzioni come quella di far portare agli alunni i propri dispositivi tecnologici, sono le benvenute. Ma quali sono i pro ed i contro

PRO

  • La scuola risparmia migliaia di euro;
  • Gli studenti conoscono già il dispositivo in questione;
  • Loro stessi possono fornire nuovi spunti di utilizzo all’insegnante;
  • Usando un loro dispositivo, sono ancora più protagonisti del proprio processo educativo;
  • Può essere un volano per l’apprendimento indipendente una volta fornito il know-how;
  • Ormai il software per un sistema operativo è quasi sempre disponibile anche per gli altri.

CONTRO

  • Non tutti i dispositivi degli studenti sono compatibili tra di loro (Apple VS Android VS Windows?);
  • Potrebbe essere discriminante (“Il mio device è più bello e costoso del tuo”);
  • Non sono da escludere furti (legati al punto precedente);
  • I giovani proprietari devono aver cura del proprio dispositivo, specie quando si tratta di caricare la batteria il giorno prima;
  • Pianificare lezioni su devices che non si possiedono è decisamente più difficoltoso per l’insegnante;
  • Ci si potrebbe ritrovare a dettare in continuazione istruzioni diverse per ogni tipo di dispositivo, sprecando tempo prezioso;
  • I genitori potrebbero non essere d’accordo nel far usare a scuola il tablet/smartphone/notebook dei figli;
  • Alcuni alunni non sono contenti di usare i propri dispositivi tecnologici a scuola, mescolando pubblico e privato;
  • Potrebbero esserci problemi a livello di connessione se tutti decidessero di connettersi al wi-fi e la rete della scuola non fosse preparata ad accettare un numero elevato di connessioni contemporanee.

Forse i Contro sono numericamente più dei Pro, questo è vero, ma non direi che il BYOD sia un’ipotesi da scartare a priori. E’ anche vero che ci sono facili risposte ad alcuni dei punti che ho appena citato: ad esempio, nonostante i problemi di compatibilità (paralizzanti nel caso di una lezione che preveda un’unica applicazione) ci sono attività laboratoriali o di gruppo che possono tranquillamente essere portate a termine con successo da qualsiasi dispositivo. Forse lo smartphone dell’alunno X non sarà in grado di aprire l’applicazione Y, ma sicuramente potrà essere usato per fare foto, video, registrare un podcast o leggere una pagina su Wikipedia.

Insomma, se decidete che la tecnologia all’interno della vostra classe passa necessariamente dalla via del BYOD, pianificate scrupolosamente con i colleghi le modalità di utilizzo dei dispositivi degli alunni, e soprattutto trovate una valida risposta o un’alternativa alle criticità legate a questa nuova tendenza.

 

Alessandro Bencivenni, 34 anni, toscano, docente di lingue straniere, blogger, formatore in Education Technology e Cittadinanza Digitale.

da ProfDigitale.com


Nativi Digitali? Non esistono !

Il termine viene coniato da Marc Prensky, uno scrittore americano che viene ricordato principalmente per aver utilizzato per la prima volta questo termine in un articolo del 2001 dal titolo, appunto, “Digital Natives, Digital Immigrants” che potete leggere QUI nella sua versione originale. Riassumendolo, Prensky dice che non possiamo pretendere di insegnare ad una generazione che è nata quando già esistevano Internet, i computer ed i cellulari, utilizzando gli stessi metodi del secolo scorso, poiché il loro modo di apprendere è stato modificato dal contesto nel quale vivono.

[…] the most useful designation I have found for them is Digital Natives. Our students today are all “native speakers” of the digital language of computers, video games and the Internet. So what does that make the rest of us? Those of us who were not born into the digital world but have, at some later point in our lives, become fascinated by and adopted many or most aspects of the new technology are, and always will be compared to them, Digital Immigrants.

La definizione di Nativo Digitale però sembra aver perso ogni relazione con l’articolo in questione. Vuoi perché molti adulti non hanno un rapporto felice con pc et similia, vuoi perché purtroppo in molti si riempiono la bocca di termini solo perché di moda, alla fine capita di sentire delle cose che lasciano quantomeno perplessi. Penso di non contraddire Prensky quando affermo che, no, un bambino nativo digitale non è un hacker semplicemente perché nella carta d’identità ha qualche anno in meno di voi. E soprattutto: no, i bambini non imparano semplicemente perché gli mettete un iPad in mano, anche perché è molto probabile che non sappiano neanche come funziona davvero quell’iPad.

Smettiamola di dare per scontato che i giovani sappiano come relazionarsi con la tecnologia e come usarla correttamente: non è così! Provate ad entrare in una classe di una scuola media e chiedere come funziona una ricerca su Google: difficilmente userete una seconda mano per contare coloro che vi daranno una risposta corretta. Proprio ieri un alunno mi suggeriva di usare Firefox come motore di ricerca. Firefox!? Non è raro che alla domanda “Cos’è Internet?” qualcuno vi risponda serio serio “Facebook!”. Potrebbe anche accadervi che un ragazzino vi si avvicini confidandovi che ha installato iOS 7 sul suo Galaxy (a me è successo), salvo poi scoprire che l’unica cosa che aveva installato era un tema che ne imitava (male) la grafica.

Certo, molto dipende dal contesto sociale nel quale ognuno di noi si trova. Come suggerisce Marco Albanese:

“Mia figlia maneggia telecomandi, tastiere e cellulari solo perché ne è circondata. Se la mia famiglia vivesse sull’isola di Chiloé, probabilmente sarebbe abilissima con le reti da pesca. E’ il contesto il motore delle abilità, non l’innata predisposizione. Non ci sono controprove del fatto che un australopiteco o un neandertaliano, dopo un po’ di pratica, non sarebbero stati in grado di far scorrere le foto, con le dita, sul display di uno smartphone touch screen”.

La cosa peggiore di questa moda dei Nativi Digitali è che piano piano stiamo dando per scontate delle cose che rischiano di lasciare alla deriva un’intera generazione. Gianni Marconato ha giustamente scritto:

Non solo il nativo digitale non esiste (ne è mai esistito) ma l’uso a-critico e a-riflessivo del termine ha generato un dannoso stereotipo che ha ingabbiato i giovani con etichette inutili ed esonerato noi educatori e genitori dall’ascolto autentico e dalla comprensione delle caratteristiche distintive di questa generazione.

Se continuiamo a pensare che i ragazzi sappiano muoversi nel mare magnum della Rete come veloci delfini, senza che nessuno di noi muova un dito per insegnargli cosa voglia dire usare correttamente questi mezzi, non faremo altro che condannarli ad affondare inesorabilmente. Fenomeni come il cyberbullismo, la totale mancanza del concetto di web reputation, la privacy che diventa sempre più inconsistente sono un vero e proprio segnale di allarme. I bambini ed i giovani hanno bisogno di essere guidati. Ecco perché è fondamentale lavorare anche sul concetto di digital citizenship, la cittadinanza digitale: esprimere se stessi attraverso la Rete, rispettando gli altri, usando i mezzi a disposizione in maniera consapevole e critica.

Quindi, per favore, la prossima volta che sentite qualcuno inizia una frase con “I Nativi Digitali…” fategli sommessamente notare che non esistono, ma che c’è una generazione che non ha bisogno di essere ingabbiata in una definizione, ma che deve essere educata e che noi siamo qui proprio per questo.

Alessandro Bencivenni, 34 anni, toscano, docente di lingue straniere, blogger, formatore in Education Technology e Cittadinanza Digitale.

da ProfDigitale.com


LUG Caserta al Liceo Manzoni con la XV edizione del Linux Day

Category : Eventi organizzati

Sabato 24 ottobre doppio appuntamento al Liceo Manzoni di Caserta per discutere di “sicurezza e condivisione”. Nella mattinata, a partire dalle ore 10, manifestazione “a misura di studente” per i ragazzi del Liceo, mentre nel pomeriggio, dalle ore 16 in poi, il LUG provinciale incontrerà la cittadinanza, stavolta per trattare temi come la “necessaria utilità degli open data e dei sistemi aperti nella PA” e la “finta privacy di internet”.

Un evento da non perdere, probabilmente utile anche a chi col computer “se la cava” e stimolante per i più curiosi. La sicurezza e la condivisione sono due aspetti apparentemente distanti, ma fondamentali nel mondo digitale: essere consapevoli delle proprie azioni è il primo passo per una pacifica e sicura sopravvivenza nella rete di big brother, dove ogni singola azione, ogni singolo desiderio espresso viene ad essere memorizzato, analizzato e monetizzato.

Non sarà mai troppo tardi accorgersi che pian piano la nostra vita va via via virtualizzandosi, rendendoci sempre più dipendenti dal sistema e dalle multinazionali che lo controllano.

Per ogni informazione consulta la sezione dedicata nel web o su Facebook.

Scarica la locandina.


Ascolta RadioManzoni!

Libre Italia Italo Vignoli al Liceo Manzoni

LINUX – DAY 24 SETTEMBRE LICEO MANZONI CASERTA

Linux Day 2016
  • Lubuntu 23.04 23 Giugno 2023
    Lubuntu Lubuntu è una veloce, leggera,  energy-saving distribuzione Linux basata su Ubuntu di Canonical e utilizzante il desktop enviroment LXDE (Lightweight X11 Desktop Environment). Necessita di risorse molto scarse, pertanto è adatta ai netbook, dispositivi mobile e vecchi pc. Versione 23.04 Questa versione contiene (in Inglese): After months of clawing our way through development, testing, […]
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