La regione Lombardia sta distribuendo alle scuole 21.000 voting machine
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Voting machine regione lombardia

| Data | Oggi 19:00 |
OpenData + OpenSoftware : Progetto del Liceo A.Manzoni Caserta. "Pronti ad accogliere la sfida di sentieri digitali meno battuti. Non autostrade: sentieri, ma sentieri liberi".
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| Data | Oggi 19:00 |
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Ugo Mattei, giurista e professore di diritto internazionale e comparato all’Università della California di San Francisco e professore di diritto privato all’Università di Torino, spiega le conseguenze dell’interconnessione globale degli oggetti e – molto presto – degli uomini (l’internet delle cose, “the internet of things”), racconta la fine del mondo basato sul diritto amministrato dai giuristi, la fine stessa dei nostri diritti, la nascita della InfoFrontiera, e parla di un master switch globale, un gigantesco interruttore adagiato sui fondali oceanici pronto a scattare per spegnere l’interconnessione di luoghi, persone e oggetti in caso di necessità. Servizio realizzato per Byoblu in occasione della Conferenza “Costituzione, Comunità, Diritti” che si è svolta a Torino il 19 novembre 2017 nell’Aula Magna della Cavallerizza Reale, da Silvio Marsaglia.
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Tra i tanti comuni italiani che sono stati chiamati al voto l’11 giugno uno ha la particolarità di averlo fatto per la prima volta. Mappano, in provincia di Torino, è stato promosso dallo status di “frazione” a quello di “comune” solo nel 2013, ed ha ora per la prima volta eletto un proprio consiglio comunale. Cui spetta il non facile compito di costruire una nuova amministrazione da zero, ma con la rara opportunità di poterlo fare senza vincoli pregressi.
Il neo eletto Consiglio ha la necessità di allestire una propria infrastruttura informatica e di dotarsi di servizi digitali, sia per i cittadini che per il suo stesso funzionamento interno, ed in ossequio delle linee guida del Codice di Amministrazione Digitale ha deciso di adottare soluzioni libere ed opensource e riusare quanto già sviluppato da altre amministrazioni simili.
Il lodevole intento è purtroppo ostacolato dalla mancanza di informazioni e riferimenti: a distanza di 11 anni dalla pubblicazione del suddetto Codice risulta ancora difficile, se non impossibile, reperire soluzioni libere e riusabili specifiche per la PA. Il Catalogo Nazionale dei Programmi Riutilizzabili, oggi in carico all’Agenzia per l’Italia Digitale, è scarsamente curato ed in massima parte riporta riferimenti ad applicazioni proprietarie o non più reperibili, né esiste una rete – ufficiale o ufficiosa – di soggetti cui rivolgersi.
Il Comune di Mappano, insieme ad Italian Linux Society, lancia dunque un appello a tutti i comuni per raccogliere soluzioni ad-hoc per l’amministrazione: protocollo, anagrafe, gestione personale, servizi demografici e finanziari.
I comuni italiani con meno di 10.000 abitanti, e dunque con risorse e competenze interne troppo modeste per potersi autonomamente e rapidamente dotare di una completa struttura digitale, sono 6.700 su un totale di 8.000: obiettivo dell’iniziativa è quello di indicizzare in modo più efficace e conveniente il patrimonio software di pubblica utilità in uso e renderlo più facilmente accessibile a queste realtà, nonché di dare supporto tecnico ai comuni che hanno internamente implementato le proprie soluzioni e vogliono condividerle con gli altri.
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L’altro giorno chiacchierando in una commissione informatica, con un esperto “tecnico informatico”, è venuta fuori la grande novità della gratuità di windows 10.
La settimana scorsa, Microsoft ha scritto nel suo blog che gli iscritti a Windows Insider Program potranno scaricare l’ultimo aggiornamento disponibile della versione di prova di Windows 10, la build numero 10130 del 29 maggio.
L’annuncio sarebbe dovuto essere chiaro, e invece ha scatenato un putiferio. Come poi chiarito dall’autore del post, Gabriel Aul, responsabile del progetto Windows, intanto si voleva specificare che Windows Insider Program – sito rivolto ai betatester, ossia chi prova le diverse versioni e segnala eventuali problemi a Microsoft – sarebbe stata la fonte principale del download del nuovo sistema operativo, anche dopo il 29 luglio, data ufficiale del lancio di Windows 10, al contrario di quanto ipotizzato in precedenza, ovvero che il sito si chiudesse non appena conclusa la fase di testing.
Inoltre, specificava Microsoft: per iscriversi al programma e scaricare gratuitamente le versioni in aggiornamento di Windows 10 si sarebbe potuto accedere con il proprio account ai servizi Microsoft (Live o Skype per esempio), il MSA (Microsoft Account).
Essere stati troppo sintetici, aver delegato a chi probabilmente non è un esperto di comunicazione con media, ha provocato una serie di tweet, retweet e tanta confusione. Ci si chiedeva se e come si sarebbe ottenuta la versione definitiva di Windows 10 dopo il 29 luglio – la cosiddetta Rtm, quella preinstallata nei pc -cosa avrebbero potuto fare gli utenti che usano versioni di Windows non compatibili, come Windows Xp e Windows Vista, o anche chi usa una versione piratata.
Il 22 giugno lo stesso Aul chiede scusa e aggiorna il post chiarendo le questioni aperte. In primo luogo, scrive il manager, “sia che si scarichi una build prima del 29 luglio dal sito Windows Insider Program, o una versione dopo quella data, tutti avranno a disposizione una versione (originale) definitiva di Windows 10 gratuita per un anno a patto che la macchina in cui si installa non contenga una versione piratata di Windows”.
Poi, dipenderà dall’utente decidere se continuare a essere iscritto al Windows Insider Program, e quindi ricevere gli aggiornamenti provvisori del sistema operativo come un betatester oppure uscire dal programma e quindi ritornare a essere un “utente comune” ovvero beneficiare della propria copia di Windows 10 e dei suoi aggiornamenti definitivi gratuitamente per un anno (a patto che l’aggiornamento si effettui su una macchina con Windows 7 e Windows 8.1 non piratato) con la stessa licenza del sistema operativo precedente.
Se queste condizioni non sono soddisfatte, Microsoft richiede di regolarizzare la posizione, pena il blocco della versione di Windows 10 installata dall’utente.
L’ultimo tassello del puzzle arriva due giorni fa, quando diversi siti, tra cui Techradar e Arstechnica pubblicano una schermata dove Microsoft pubblicizza l’upgrade gratuito alla prossima versione del sistema operativo, evidenziando il risparmio per chi possiede già Windows 7 o 8: per la versione Home costa 135 euro, o 99 sterline nel Regno Unito. Sarà quindi con ogni probabilità questo il prezzo di vendita reale di Windows 10 per chi non ha già installata sul proprio pc una versione valida per l’aggiornamento. Da notare poi che Microsoft parla di “prezzo stimato”, sottolineando quindi che la comunicazione non è ufficiale, anche se arriva dall’app che gestisce l’aggiornamento. Ma, se davvero il prezzo dovesse essere quello, c’è da dire che quasi nessuno sarà costretto a pagarlo: la stragrande maggioranza dei computer, infatti, viene venduta con già installata una versione di Windows, e chiunque abbia acquistato un pc negli ultimi 6 anni (cioè da quando è stato lanciato Windows 7) potrà installare gratis Windows 10 per un anno, a partire dal 29 luglio.